Taccuino
Curiosità e informazioni
tra memoria e attualità
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  • Voglia di uscire, di muoversi, di correre in mezzo alla natura e di sentirne i profumi. Voglia, insomma, di stare all’aria aperta e di respirare a pieni polmoni.

  • In tempi di coronavirus e di, talvolta, forzata solitudine, libri e carte del tempo andato possono essere di grande compagnia.

  • Dopo la mostra dedicata a Félix Fénéon (1961-1944) nelle sale del Musée de l’Orangerie (Félix Fénéon.

  • Un secolo fa esatto, all’alba del 24 gennaio 1920, Amedeo Modigliani moriva a Parigi, in quella stessa Parigi dove solo poco più di due anni addietro, il 3 dicembre del 1917, il vernissage della sua prima “personale” aveva suscitato scandalo: i trentadue nudi esposti nella Galleria di Berthe Weill erano stati schiodati dai muri, e

  • Porcellane, sete, ventagli, xilografie, paesaggi da fiaba: un mondo tutto da scoprire, esotico e lontano, che nel volgere di pochi anni, intorno alla metà del XIX secolo e fino a Novecento inoltrato, stregò gli artisti, e non solo, dell’Europa intera.

  • Il pittore che conosceva tutti i segreti della natura, dell’aria e del cielo e che amava tutto ciò che dipingeva, nel Sud Italia come nella Parigi dopo la Comune o tra le brume di Londra, era anche un artista sensibile alle novità introdotte dalla fotografia e da quei codici della visione e della riproduzione del reale che avrebbero indirizzato

  • Sono stati mesi  di festeggiamenti, questi ultimi, per la Casa Editrice Bompiani, che ha raggiunto il traguardo dei novant’anni.

  • Quando L’affare Blaireau venne pubblicato per la prima volta in Italia, nel 1928, dalla casa editrice Maia e nella traduzione di Enrico Piceni, pochissimi sapevano da noi chi ne fosse l’autore: Alphonse Allais (1854-1905), l’inventore dell’ ”umorismo freddo”, le cui opere, già popolari durante la B

  • Eccole lì, signore e signorine, borghesi e popolane a parlarci di un’avventura artistica lunga oltre centovent’anni, da Hayez a Casorati, che è anche un pezzo di storia sociale italiana, in cui le donne sembra siano state quasi chiamate a rappresentare le grandi svolte del Paese.

  • «Il titolo ‘giallo’ proposto da me non piacque a nessuno, salvo – lo ricordo come fosse ora – a Suo padre che mormorò: ‘Giallo… giallo… vedo già le edicole piene di volumi gialli… il Giallo Mondadori’». Così rivelò Enrico Piceni nel 1985 in una lettera a Mimma Mondadori, figlia di Arnoldo.

  • Lieto fine per la preziosa raccolta della mitica trattoria Bagutta, che rischiava di andare dispersa dopo il fallimento del locale nel 2016.

  • Due secoli fa, per la precisione il 30 luglio 1818, nasceva Emily Brontë, autrice, com’è noto, di un unico ma celeberrimo romanzo, Whuthering Heights, conosciuto in Italia come Cime tempestose.

  • “Impubblicabile e non suscettibile di pubblicazione”. Così scriveva Enrico Piceni il 4 dicembre 1934 nella scheda di lettura per Mondadori de I clienti di Avrenos, di Georges Simenon.

  • Quando Parigi, messa a ferro e fuoco dalla guerra franco-prussiana nel 1870, si trasformò in un campo di rovine,  numerosi artisti  che si erano lì stabiliti decisero di fare i bagagli e partire.

  • Spesso, a raccontarci la vita e le peripezie di un'opera d'arte è il suo lato segreto, quello che il più delle volte nessuno vede. Il retro delle tele, o delle tavole, così come telai e cornici, possono rivelarci particolari importanti, utilissimi anche ai fini dell’identificazione e autenticazione.

  • Leggere un avvincente poliziesco sorseggiando un bicchierone di whisky con ghiaccio – più ghiaccio che whisky – era uno dei piaceri preferiti di Enrico Piceni, a cui si deve, tra le altre cose, proprio di essere stato uno dei fondatori della storica collana mondadoriana dei “Gialli”, inaugurata nel 1929, quando ancora in Italia

  • Per gli archivi storici, considerati dai più come luoghi polverosi per vecchi nostalgici del tempo che fu, è arrivato il momento della riscossa: avrà luogo a Torino, dal 6 all’8 giugno prossimi, il primo Festival ad essi interamente dedicato.

  • Parlavamo tempo fa degli impressionisti americani, cioè di quegli artisti che si recarono nella Parigi dell’ultimo quarto del XIX secolo per cercare ispirazione negli stessi luoghi frequentati dai loro colleghi francesi artefici della Nouvelle peinture.

  • Dalla luce solare del Meridione ai  fasti della Ville Lumière: per tutto l’Ottocento,  furono molti i pittori napoletani che andarono a ingrossare le fila degli artisti italiani emigrati in quella che allora era la capitale mondiale della cultura moderna, a caccia di nuove idee e di ispirazione.

  • “Sono un egoista. Mi tengo la mia collezione per me e per qualche amico. E’ tutta nella mia stanza, intorno al letto”.

  • Dopo i successi di Viareggio e Torino, le collezioni Borgiotti e Piceni tornano alla ribalta, questa volta all’ombra delle Dolomiti, per la precisione a Cortina d’Ampezzo, dove la Società di Belle Arti ospiterà dal 5 agosto al 3 settembre, nella Galleria Le Muse 2 (piazza Franceschi, 6) una scelta selezionata di

  • Nel cortile interno di uno stabile a due passi dal Centre Pompidou, a Parigi, c’è un negozio, La Maison du Pastel (20, rue Rambuteau), che ha conservato tutto il fascino del tempo che fu.

  • Segnalavamo, qualche post fa, e con rammarico, la chiusura della storica  trattoria Bagutta, a Milano, punto di incontro di artisti e intellettuali fin dagli anni Venti del secolo scorso.

  • Quando si parla di pittura americana, di solito si pensa al XX secolo. Difficile associare un altro periodo storico all’arte di quel giovane continente. Invece è esistita, eccome, una pittura americana dell’Ottocento. Ora viene riscoperta, e le sorprese non mancano.

  • Insieme a personaggi quali Ugo Ojetti, Emilio Cecchi ed Enrico Somarè, Vittorio Pica fu una delle figure di spicco della critica d’arte “militante” in Italia tra Otto e Novecento. Nato a Napoli nel 1862 e morto a Milano nel 1930, fu tra i primissimi, tra l’altro, a scrivere nel nostro Paese di impressionismo e di simbolismo.

  • Dopo i successi in Versilia presso l’Istituto Matteucci di Viareggio sono approdate allo Spazio Ersel di Torino, nella centralissima piazza Solferino, Palazzo Ceriana, le raccolte Borgiotti e Piceni della mostra L’Ottocento aperto al mondo (visitabile fino al 28 aprile)

  • “[…] il caso fortunato di un vagabondaggio domenicale, o fors’anche l’oscura forza di un vago ricordo d’infanzia mi ha condotto qui: dunque…non resisto, e vincendo un certo sciocco senso di vergogna nel sentirmi così lungo e svagato in mezzo a quel tumulto di piccoli impazienti, entro anch’io. Il teatrino è gremito e ronzante, come un alveare.

  • E’ una Parigi fastosa e festante quella che si avvia a grandi passi, durante il Secondo Impero (1852-1870), verso la modernità. Nel 1870 la disfatta contro la Prussia sarà uno smacco bruciante, destinato a offuscare per molto tempo il prestigio di Napoleone III.

  • Cos’hanno in comune Giuseppe De Nittis, barlettano dell’Ottocento attratto dagli splendori della Parigi haussmanniana e dalle nebbie di Londra, ma sempre rimasto “uomo del Sud” nell’animo, e Ross Rudel, “artista-artigiano” del Montana, USA, classe 1960?

  • “Sabato sera grassa serata in Bagutta per l’assegnazione del Premio”. Così, su un cartoncino intestato “Il nuovo Corriere della Sera“, annunciava il giornalista e scrittore Orio Vergani all’amico Enrico Piceni.

  • Sei anni di studio e di “passione”: un impegno totalizzante alla scoperta del pittore Federico Zandomeneghi, che ha portato Silvia Madeddu, originaria di Cagliari, a redigere una corposa tesi di dottorato e a presentarla con successo alla Sorbona di Parigi. Tra i membri della commissione giudicante, presieduta dal prof.

  • Era il 31 dicembre 1917 quando Federico Zandomeneghi, emigrato da Venezia a Parigi oltre quarant’anni prima, fu trovato morto ai piedi del suo letto. Ai funerali, il 2 gennaio 1918, lo accompagnarono  sotto la neve al cimitero di Saint-Ouen per l’ultimo saluto  giusto alcuni amici, qualche modella.

  • Successo di pubblico e di critica per L’Ottocento aperto al mondo. Il tempo di Signorini e De Nittis nelle collezioni Borgiotti e Piceni. La mostra, allestita al Centro Matteucci per l’Arte Moderna di Viareggio in collaborazione con la Fondazione Piceni, è aperta ai visitatori dal primo luglio scorso.

  • Un racconto per dipinti di una “singolar tenzone”, mai ufficialmente dichiarata eppure vissuta con passione, tra due intellettuali e grandi esperti d’arte nella Milano di via Manzoni all’indomani della seconda guerra mondiale: Enrico Piceni (1901-1986) e Mario Borgiotti (1906-1977).