Un nuovo sguardo sulla "Belle Époque"

È la tarda primavera del 1871. Dopo la bruciante disfatta di Sedan e la sconfitta di Napoleone III contro la Prussia, dopo la fine sanguinosa della Comune, a Parigi si riaccende la voglia di uscire e divertirsi. La vita riprende per gradi, ma rapidamente: inizia una fase nuova, un periodo straordinario ed esaltante che farà della capitale di Francia il punto d’arrivo di un gran numero di artisti: non solo pittori, ma anche musicisti – si pensi a Giuseppe Verdi –, letterati, creativi di tutto il mondo, americani compresi, a caccia di nuovi stimoli. Un inedito sguardo alla città della joie de vivre, incamminata di gran carriera verso la modernità, ma anche, senza saperlo, verso l’abisso della seconda guerra mondiale, viene ora proposto con la mostra “Belle Époque", a cura di Francesca Dini, in calendario nella sede di Palazzo Blu, a Pisa, fino al 7 ottobre 2026. Tra le oltre cento opere esposte, occupano uno spazio speciale, oltre agli esponenti della colonia spagnola, gli artisti italiani, primi fra tutti – insieme a Corcos, Michetti, Mancini e altri – i trois italiens de Paris Boldini, De Nittis e Zandomeneghi. Attratti dai fasti della Ville Lumière, si lasciano catturare dal suo fascino, e, almeno i primi due, dalla vita mondana all’ombra della Tour Eiffel, pur senza dimenticare le proprio radici, soprattutto il veneziano “Zandò”, che peraltro non rimetterà più piede nella città natale. La Fondazione Enrico Piceni partecipa all’esposizione con due quadri di De Nittis, Al Bois e Nei campi intorno a Londra, quadro, quest’ultimo, eseguito dal pittore durante un soggiorno in Inghilterra ma di chiara impronta impressionista. In catalogo, uno scritto di Camilla Testi mette in luce i rapporti tra la pittura e la musica in un periodo che, tra le altre cose, vede nel 1875 esordire la Carmen di Bizet, giusto l’anno dopo la nascita della “nouvelle peinture” nello studio del fotografo Nadar.