Degas e Zandomeneghi, un'amicizia nell'arte

L’amicizia tra due grandi artisti riserva sempre delle sorprese. Il caso di Federico Zandomeneghi e di Edgar Degas non fa eccezione. Ecco perché la mostra in calendario a Rovigo, Palazzo Roverella, fino al 28 giugno prossimo, dal titolo Zandomeneghi e Degas. Impressionismo tra Firenze e Parigi, offre molti spunti e raffronti. Curata da Francesca Dini, essa mette per la prima volta in dialogo in maniera organica il Vénitien e il “pittore delle ballerine”. Un rapporto intenso, il loro, talvolta spigoloso, visti i rispettivi caratteri non proprio facili, ma sempre fecondo e alimentato da reciproca stima. Questo fino alla fine, nel 1917, quando muoiono entrambi, a pochi mesi di distanza l’uno dall’altro, in una Parigi sorvolata dagli zeppelin. Tre le opere in arrivo dalla collezione Piceni, tutte di Zandò e tutte appartenenti al suo lungo soggiorno nella capitale di Francia, dal 1874 alla morte, figurano Le Moulin de la Galette, quadro simbolo della conversione  all’impressionismo dell’autore, che nel 1879 partecipa per la prima volta alla mostra “dei pittori ribelli” proprio su invito di Degas; La leçon, appartenente alla sua piena maturità; Hommage à Toulouse Lautrec, estrema testimonianza del maestro veneziano, che realizza il dipinto nell’anno stesso della sua uscita di scena. Le opere di Zandomeneghi sono messe a confronto con capolavori del maestro francese quali il Ritratto di Thérèse De Gas, del periodo fiorentino, La lezione di danza (1880 ca.) e la scultura della Piccola danzatrice di quattordici anni (calco della scultura originale in cera, 1878-1881). Ne emerge la complessità di un’epoca in cui Firenze e Parigi, la tradizione e l’avanguardia, la macchia e l’impressione, dialogano in un intreccio serrato che continua ancora oggi a parlarci.