“Se perdi la memoria, perdi l’anima”, diceva Umberto Eco. Già, ma dove e come salvare le testimonianze del passato? E cosa conservare? La progressiva automazione dei processi di scrittura, revisione e correzione dei testi, così come la loro diffusione attraverso una miriade di canali diversi, impongono una redifinizione complessiva delle pratiche di archiviazione e trasmissione dei contenuti letterari e del sapere editoriale. Per confrontarsi su queste tematiche, sempre più pressanti nella società algoritmica, si sono ritrovati a Milano esperti delle diverse discipline (linguisti, filologi, conservatori), accanto a scrittori e scrittrici, in occasione di un convegno internazionale organizzato, tra gli altri, dalla Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori presso il Centro Internazionale di Brera. Oggi, mentre buona parte degli archivi cartacei sono stati digitalizzati, e altri nascono già digitali, il lavoro di custodia della memoria comporta una collaborazione tra vecchie e nuove competenze, insieme a responsabilità sempre maggiori e alla creatività necessaria per mettere in relazione una mole sterminata di fonti e documenti. Il tutto, aggiornando anche la normativa. Senza mai dimenticare, naturalmente, che “il futuro ha un cuore antico”, e che senza memoria non ci potrà essere nessun domani.
Archivi alla prova della sfida digitale


