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Blog: tra memoria e attualità

Parlavamo, tempo fa, e con rammarico, della chiusura della storica  trattoria Bagutta, a Milano, punto di incontro di artisti e intellettuali fin dagli anni Venti del secolo scorso. Oggi è con gioia che segnaliamo una mostra, aperta fino al 14 luglio presso la Fondazione Pasquinelli (via Magenta 42), di vivaci ritratti/caricature – firmati dal pittore Mario Vellani Marchi –  dei personaggi  più in vista che bazzicarono il locale, da Filippo De Pisis, a Indro Montanelli, da Diego Valeri a Orio Vergani, da Giorgio De Chirico a Guido Piovene, da Aldo Carpi a Leonardo Borgese: tutti amici che si ritrovavano lì…

Wiliam Merritt Chase, The Open Air Breakfast

Quando si parla di pittura americana, di solito si pensa al XX secolo. Difficile associare un altro periodo storico all’arte di quel giovane continente. Invece è esistita, eccome, una pittura americana dell’Ottocento. Ora viene riscoperta, e le sorprese non mancano. A Venezia è di scena fino al 28 maggio William Merritt Chase (1849-1916), forse l’esponente più noto dell’impressionismo d’Oltreoceano. Nelle sale di Ca’Pesaro, dov’è stata allestita la mostra curata da Elsa Smithgall, Erica E. Hirshler, Katherine M. Bourguignon e Giovanna Ginex, si possono ammirare una sessantina di opere dell’artista, originario dell’Indiana, che nella città lagunare soggiornò dal 1877 al 1878:…

Insieme a personaggi quali Ugo Ojetti, Emilio Cecchi, Enrico Somarè, Vittorio Pica fu una delle figure di spicco della critica d’arte “militante” in Italia tra Otto e Novecento. Nato a Napoli nel 1862 e morto a Milano nel 1930, fu tra i primissimi, tra l’altro, a scrivere nel nostro Paese di impressionismo e di simbolismo. I suoi legami diretti con la cultura francese gli fecero poi apprezzare, tra gli altri, i pittori italiani emigrati a Parigi, come per esempio Federico Zandomeneghi, per il quale organizzò nel 1914 alla Biennale di Venezia (di cui fu per lungo tempo collaboratore) una bellissima mostra,…

21.De Nittis, Nei campi intorno a Londra_110609

Dopo i successi in Versilia presso l’Istituto Matteucci di Viareggio sono approdate allo Spazio Ersel di Torino, nella centralissima piazza Solferino, Palazzo Ceriana, le raccolte Borgiotti e Piceni della mostra L’Ottocento aperto al mondo (visitabile fino al 28 aprile) che propone quarantatrè opere del tempo di Signorini e De Nittis. Un passaggio, quello nel capoluogo piemontese, per certi versi naturale, soprattutto considerando sia la vitalità culturale della città, sia la sua tradizione espositiva, che non di rado ha visto in primo piano proprio la pittura italiana del XIX secolo. Basti pensare all’Esposizione dell’ormai lontano 1880, quando fra l’altro venne esposto uno…

“[…] il caso fortunato di un vagabondaggio domenicale, o fors’anche l’oscura forza di un vago ricordo d’infanzia mi ha condotto qui: dunque…non resisto, e vincendo un certo sciocco senso di vergogna nel sentirmi così lungo e svagato in mezzo a quel tumulto di piccoli impazienti, entro anch’io. Il teatrino è gremito e ronzante, come un alveare. Bimbi, bimbi, bimbi. E risa, grida, strida […]”. Era il 16 gennaio del 1923. Enrico Piceni, allora critico teatrale dell’”Ambrosiano” – quotidiano milanese della sera –  per la rubrica Quinte e ridotti, raccontava così la sua semi-accidentale incursione nel mondo di Lilliput, tra il…

“Nella chiusa atmosfera dell’Italia fascista, letterati, artisti, intellettuali cercano oltre frontiera i segni di un pensiero e di una libertà che deve essere conosciuta, e sono i libri stranieri, nonostante le difficoltà poste dalla censura, ad alimentare un’editoria altrimente languente […]”. E’ quanto si legge nella quarta di copertina di Elio Vittorini. Si diverte tanto a tradurre? Lettere a Lucia Rodocanachi 1933-1943 (Archinto, Milano, 2016). Il libro propone la corrispondenza tra lo scrittore siciliano e la “cara signora”, appassionata cultrice delle letterature straniere, a cui aveva chiesto di sciogliere per lui i nodi e i rompicapi di buona parte delle traduzioni degli…

La finestra sul cortile GAM-Milano

Cos’hanno in comune Giuseppe De Nittis, barlettano dell’Ottocento attratto dagli splendori della Parigi haussmanniana e dalle nebbie di Londra, ma sempre rimasto “uomo del Sud” nell’animo, e Ross Rudel, “artista-artigiano” del Montana, USA, classe 1960? E cosa unisce Carl Andre, il più grande esponente del Minimalismo, anch’egli americano (Quincy, Massachusettes, 1935) a Giovanni Boldini, il ferrarese, parigino d’adozione, brillante interprete della Belle Epoque? Universi molto distanti, eppure in qualche modo legati, o comunque suscettibili di un intrigante confronto, tanto da indurre Luca Massimo Barbero,  curatore della mostra La finestra sul cortile. Scorci di collezioni private –  in programma alla Galleria d’Arte…

“Sabato sera grassa serata in Bagutta per l’assegnazione del Premio”. Così, su un cartoncino intestato “Il nuovo Corriere della Sera“, annunciava il giornalista e scrittore Orio Vergani all’amico Enrico Piceni. La missiva non è datata, ma insomma erano gli anni d’oro della storica trattoria nel centro di Milano, non lontano dal Duomo, quando si ritrovavano lì le penne più brillanti del tempo, insieme a pittori come Giuseppe Novello (che era soprattutto un grande vignettista), Mario Vellani Marchi e tanti altri,  per parlare di arte e di letteratura, di teatro, dell’ultimo spettacolo scaligero.  Ma sempre con quello spirito conviviale che caratterizza…

Sei anni di studio e di “passione”: un impegno totalizzante alla scoperta del pittore Federico Zandomeneghi, che ha portato Silvia Madeddu, originaria di Cagliari, a redigere una corposa tesi di dottorato e a presentarla con successo alla Sorbona di Parigi. Tra i membri della commissione giudicante, presieduta dal prof. Barthélémy Jobert (Université Paris-Sorbonne, Paris IV), anche Camilla Testi, Presidente della Fondazione Piceni. Al centro della ricerca, il tormentato rapporto del Maestro veneziano con l’Italia, la patria d’origine abbandonata nel 1874 in favore della capitale francese. La tesi verte anche sulla rivalutazione postuma del pittore, intrapresa in grossa misura da Angelo Sommaruga…

Federico Zandomeneghi, Square d'Anvers

Era il 31 dicembre 1917 quando Federico Zandomeneghi, emigrato da Venezia a Parigi oltre quarant’anni prima, fu trovato morto ai piedi del suo letto. Ai funerali, il 2 gennaio 1918, lo accompagnarono  sotto la neve al cimitero di Saint-Ouen per l’ultimo saluto  giusto alcuni amici di casa, qualche modella. Così, solo e dimenticato, se ne andò  il Vecchio Maestro, che allora nessuno considerava come tale. Ci sarebbero voluti decenni per portarlo alla ribalta, e ciò  anche grazie all’opera di rivalutazione critica svolta da Enrico Piceni, autore delle prime monografie e del primo catalogo ragionato della produzione del Vénitien. Oggi Zandomeneghi è…